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Piccola guida per il turista
 
 
Marittima: terra di mare e di olivi
       E’ un piccolo centro turistico dalle case raggruppate e basse, circondato da campi di oliveti, dal mare e dal sole.
Più volte, e soprattutto nel 1537 e 1573, fu saccheggiato dalle scorrerie dei Turchi e abbandonato in balìa di epidemie e malarie.
Oggi la riviera diventa soggiorno sereno e solare per molti turisti.
 
La Chiesa parrocchiale
E’ dedicata a S. Vitale martire e sorge nella piazza principale del paese. Rifatta più volte (secc. XVI e XVIII), ebbe la forma attuale agli inizi del 1900 su progetto dell’arch. Filippo Bacile di Spongano. All’interno, di stile neoclassico e a tre navate ad archi, sono conservate numerose tele, di cui la più importante è quella di S. Vitale a cavallo sull’altare maggiore. Nella volta centrale si inserisce una stupenda cupola ellittica adorna di affreschi (la gloria della Trinità e la santa famiglia di Vitale).
 
Il Santuario di S. Maria di Costantinopoli
A questa chiesetta è legata un’antica tradizione del rinvenimento dell’icona su pietra leccese della Madonna detta di Costantinopoli, che ora troneggia sull’altare maggiore inserita in un artistico baldacchino.
La costruzione, di stile francescano, risale al 1610 e solo successivamente fu arricchita di stucchi, decori, intagli e fiori secondo lo stile barocco. Le pareti dell’unica navata erano adorne di numerose tele, di cui oggi rimangono solo quelle di S.Francesco d’Assisi e di Nostra Signora Immacolata.
Di particolare interesse artistico sono il bel portale, le due porte d’accesso alla sagrestia, la nicchia dell’Icona e soprattutto l’altare del Crocefisso (in pietra leccese, del 1691), che rivelano “gusto raffinato, finissima eleganza e ottima fattura”. Si ritiene che siano opera di Giuseppe Cino, l’autore del Palazzo del Seminario di Lecce.
D’interesse storico è, invece, il piccolo organo con canne di piombo, risalente al Settecento.
Il campanile, invece, in contrasto con lo stile francescano della costruzione, è del 1929.
 
Il Convento
        Oggi è una splendida struttura ricettiva.
E’ contemporaneo alla Chiesetta attigua (1621) ed ospitava i Padri Conventuali francescani, che dovevano custodire e curare il Santuario della Madonna di Costantinopoli.
Sul portone d’ingresso è ancora visibile l’epigrafe con lo stemma francescano, datata 1727. Fu sede degli ultimi vescovi di Castro e fu soppresso nel 1795 da Mons. Antonio Duca, ultimo vescovo di Castro.
 
La colonna Osanna
Fu eretta nel 1620 al centro della piazza principale del paese. E’ in pietra leccese lavorata, sormontata da una croce. E’ detta Osanna, perché serviva durante la processione dell’Ascensione. Costituiva anche punto di riferimento e di riunione di coloro che governavano la Comunità (Universitas). Fu rimossa nel 1926 e dal 1961 è sul largo di via Convento.
 
Il monumento ai caduti
      Fu eretto nel 1927 per ricordare i Caduti marittimesi della prima guerra mondiale. E’ in pietra leccese e il soldato che guarda lontano è opera dello scultore Luigi De Pascalis di Maglie. E’ stato recentemente restaurato e sistemato.
 
Le Torri cittadine
Inizialmente erano cinque, ora solo quattro: Torre di Alfonso su via Cellini, Torre Baltassara in via Caduti marittimesi, Torre della piazza (l’unica ancora abitata), Torre di Paolino Russi su via Roma.
Furono costruite dalla Universitas o da privati a difesa del piccolo centro, soprattutto dopo le grandi distruzioni di Otranto (1480) e di Castro (1537 e 1573), contro gli assalti pirateschi dei Turchi. La più grande, la più importante e artisticamente più bella è la Torre di Alfonso (dal proprietario), in via Cellini, ingentilita dal cordolo e da una balconata che adorna la facciata superiore. E’ a base quadrata e con larghi sbalzi agli spigoli. E’ citata in un documento del 1665.
Alcune di queste Torri forse erano collegate da cunicoli sotterranei, sicuramente erano a vista con Torre Lupo.
 
Torre Lupo
Dal nome di un suo caporale. E’ una delle torri costiere più antiche del Salento (fine sec. XV - inizio sec. XVI) e costituisce quasi il simbolo di Marittima. Fa parte di una lunga serie di torri costiere di vedetta contro gli assalti pirateschi soprattutto dei Turchi. E’ proprietà privata.
Domina sovrana sullo specchio di mare da Castro a Leuca.
E’ alta mt 7,20 con circonferenza di base di mt 20; un cordolo divide la base troncoconica dalla parte superiore cilindrica. Era affidata ad un caporale, che disponeva di scortari e di cavallari per i contatti con l’entroterra. Oggi è in forte stato di degrado.
 
Le case signorili
Solo nel Settecento l’urbanistica e l’edilizia del paese furono più curate. Alle “case a cannizzo” si sostituirono case più spaziose e comode.
Di particolare interesse sono alcune dimore signorili: la Casa baronale dei signori Maglietta (1745) in via Cellini, l’altro palazzo dei Baroni (1871) attiguo alla Torre di Alfonso, sempre in via Cellini, un’altra Casa dei Maglietta (1788) e il bel palazzo di d.Vitale Russi (1875), in piazza principe Umberto, con il trionfo della pietra leccese; il palazzo di d.Paolino Russi con Torre cittadina incorporata (1766, con ampliamento nel 1863) in via Roma e sulla stessa via il palazzo di d.Gerolamo Russi, con facciata e portale a bugnato, e il palazzo di don Salvatore Russi con porte e finestre di stile turchesco (inizi del 1900). In stato di abbandono sono le case di don Nicola Spagnolo in largo Caduti in guerra e di d.Tommaso Margiotta in via Cellini.
Di particolare effetto è la sopraelevazione merlata e turrita del palazzo baronale, del 1928 su progetto dell’ing. Luceri di Maglie, popolarmente chiamato castello.
Agli inizi del Novecento risalgono altre case di cittadini benestanti con frontali in pietra leccese lavorata da scalpellini locali: casa di Ugo Nuzzo, Giuseppe Bortone, Salvatore Frassanito e Costantino Boccadamo in via Roma; di Cesario Nuzzo in via Cellini, di Carlo Nuzzo in Piazza della Vittoria, di Vitale Modoni e Rodolfo Mariano in via Convento.
Portali e architravi in pietra leccese con decorazioni,fregi e fiori si diffusero successivamente anche nelle case del popolo.
 
Le Torri colombaie
Dette anche palummari. Fanno parte dell’architettura popolare le tre Torri colombaie, di cui due risalgono al 1600 (in zona Arcigliana e in via Arenosa), mentre la più recente è quella su via della Resistenza. Quella su via Arenosa è in forte degrado.
Rappresentano uno dei cardini dell’economia agro-pastorale e sono il simbolo del raggiunto benessere. Una torre colombaia poteva contenere anche mille nicchie per altrettante coppie di colombi selvatici, che nidificavano circa sei volte all’anno. Ottima carne per i giorni di festa (carne reale) ed ottimo concime (columbina) per l’alto contenuto di azoto.
Il possesso di una torre colombaia era di pertinenza signorile e costituiva prerogativa feudale.
 
Insenatura Acquaviva
E’ l’insenatura più grande e più bella di tutte quelle che caratterizzano il tratto di costa locale tra Castro e Marina di Andrano. E’ assai pittoresca sia per i due costoni alti a strapiombo, sia per il bosco a macchia mediterranea che occupa il letto e la foce di un antico torrente, che versa le acque piovane del paese nell’insenatura (Canale del bosco).
Il suo nome è dovuto alla presenza di numerose polle di acqua fresca sorgiva. Lo scenario d’insieme è maestoso e a volte quasi selvaggio.
Oggi costituisce una piacevole spiaggetta molto frequentata per i bagni estivi, con servizi di ristorante, bar, parcheggi, docce, igienici. Nella località si svolgono numerose manifestazioni estivo-turistiche.
Altre piccole insenature suggestive sono: l’Arenosa al confine con la marina di Andrano, Chianca liscia, Porticelli, Bocca d’inferno, Trasi-essi…
                                                                   (fonte Pro Loco di Marittima)